Freccia dei Vini: Vigevano - Pavia - Stradella 2022

La Freccia dei Vini, ritorna! Una corsa ciclistica che attraverserà località ricche di attrazioni, come Vigevano, Pavia e Stradella.
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Where and when
10 July 2022
Stradella
Corso XXVI Aprile, 6 Stradella (PV) event map for the day 2022-07-10
Opening time:
from 16:00 to 18:00
Event description


IL COMITATO EVENTI SPORTIVI OLTREPO'

Il Comitato Eventi Sportivi Oltrepò nato nel 2021, ha ricevuto l’incarico per la realizzazione dell’evento “Giro d’Italia 2021” - Settimana Rosa dell’Oltrepò - Tour cicloturistici ed enogastronomici sulla tappa pavese e Giro-E”.
Durante la 104ma edizione del Giro d’Italia, in data 27 maggio 2021, il Comune di Stradella (PV) è divenuto “Città di Tappa”: la 18° tappa della Corsa Rosa ha visto svolgersi il suo finale nel centro cittadino di Stradella, dopo aver percorso gli ultimi 35 km sulle colline dell’Oltrepò Pavese, attraversando 7 differenti Comuni: in ordine di percorso, Zenevredo, Montù Beccaria, Montescano, Castana, Cigognola, Broni, Canneto Pavese.
Presso questi stessi Comuni, nella settimana precedente l’arrivo del Giro d’Italia, il Comitato ha realizzato le manifestazioni intitolate “Settimana Rosa dell’Oltrepò”.
Il progetto ha rappresentato un’opportunità unica in termini di promozione e valorizzazione del territorio, del commercio e delle eccellenze locali, ma anche una vetrina privilegiata per la promozione delle bellezze naturalistiche e paesaggistiche dell’Oltrepò, per la promozione del cicloturismo, della mobilità green e del rapporto ecosostenibile con il nostro territorio.
I 7 Comuni interessati dalla “Settimana Rosa dell’Oltrepò”, infatti, hanno assistito allo svolgimento degli altrettanti e-bike tour, mediante l’utilizzo di mountain bike a pedalata assistita, che ogni giorno hanno attraversato i territori di tutti i Comuni, non solo facendo scoprire le meraviglie naturalistiche del nostro Oltrepò, ma anche facendo gustare ai partecipanti numerosi prodotti agroalimentari e vinicoli del territorio, attraverso l’effettuazione di soste intermedie sul percorso. Il cicloturismo a pedalata assistita rappresenta la nuova frontiera dei viaggi slow ed ha registrato, negli ultimi anni, una crescita esponenziale. Anche la “Settimana Rosa dell’Oltrepò” si è confermata una forte attrattiva per il turismo di prossimità, in grado di avvicinare all’Oltrepò Pavese un grande numero di visitatori “eco- friendly”.
Sono stati diversi gli attestati di stima ricevuti dal Comitato da parte delle aziende coinvolte e degli enti privati, delle associazioni di categoria, delle amministrazioni comunali, dei singoli partecipanti alle manifestazioni, che hanno riscontrato nel progetto realizzato dal Comitato una forma di marketing territoriale nuova e profondamente impattante sull’utente finale, tale da creare quell’interesse diffuso verso la realtà locale (intesa in senso lato) posto come obiettivo centrale dell’intera iniziativa.
I progetti realizzati dal Comitato sono stati oggetto dell’attenzione della stampa locale e nazionale, oltreché di quella di settore, che hanno riservato ampi spazi al progetto, prima, durante e dopo la chiusura delle manifestazioni. Sono consultabili anche online numerosi articoli che trattano dell’iniziativa.
Non solo: allo scrivente Comitato sono direttamente giunti i complimenti della società organizzatrice del Giro d’Italia, RCS Sport, che ha qualificato il sistema organizzativo e gestionale messo in pratica per la realizzazione del progetto come “Maglia Rosa dei Comitati organizzatori”. Un riconoscimento che attesta la massima scrupolosità e l’appassionatissima attenzione che hanno mosso l’iniziativa di cui si relaziona, fin dalla sua fase embrionale.
Ed è per questo che il Comitato ha deciso di organizzare un altro importante evento ciclistico la Freccia dei Vini, arrivata alla sua 50° edizione.

Mappa del percorso


Profilo altimetrico del percorso
Profilo altimetrico del percorso


LA STORICA FRECCIA DEI VINI

La “Freccia dei Vini” è una corsa ciclistica italiana dedicata alla categoria semi Professionisti, disputata intorno al Comune di Vigevano, in Lombardia. Creata nel 1972, ha fatto parte dell’UCI Europe Tour nel 2005, nella categoria 1.2, prima di rientrare nel calendario nazionale italiano dell’anno successivo.
La prima edizione è stata vinta da Giovanni Battaglin, miglior scalatore del Tour de France 1979 e autore della doppietta Vuelta-Giro nel 1981. Ma altri nomi illustri impreziosiscono l’Albo d’oro, come: Giuseppe Martinelli (1974), Vittorio Algeri (1976), Emanuele Bombini (1979), ed altri ancora.
Dopo due anni di sosta forzata per la pandemia, torna nella giornata di domenica 10 Luglio 2022, ad unire, simbolicamente, le risaie della Lomellina ai vigneti dell’Oltrepò Pavese, passando addirittura dal capoluogo la città di Pavia. La partenza sarà dalla città di Vigevano, esattamente da Piazza Ducale, il cuore della città, attorno alla quale gravitano le sue principali attrazioni. La piazza fu costruita tra il 1492 il 1494, pensata e voluta da Ludovico il Moro (che qui è nato 570 anni fa, nel 1452, coetaneo di Leonardo) come ingresso per il Castello, che si trova sul lato sud, cui in origine si accedeva tramite una scenografica rampa di scale. Tra gli architetti scelti da Ludovico Sforza c’era Donato Bramante, che ha anche progettato l’omonima Torre. La piazza è circondata, su tre lati, da portici ed arcate, con 84 colonne. Il quarto lato è occupato dalla Cattedrale di Sant’Ambrogio. L’attuale assetto della piazza è dovuto al cardinale Juan Caramuel y Lobkowitz, (1606 –1682) che, fece spostare il colpo d’occhio che ha lo spettatore dal Castello al Duomo. Egli eliminò la scalinata e fece completare la fila di case porticate sul lato meridionale, impedendo di fatto la vista del Castello stesso. Inoltre fece erigere una “falsa” facciata del Duomo, in asse con la Piazza coprendo alla vista il corpo della chiesa, sghembo rispetto alla Piazza. In tal modo la Piazza, contornata su tre lati da case porticate con facciate affrescate e sul quarto lato dalla facciata barocca del Duomo, assume l’aspetto di un elegante “salotto”. Senza tema di smentita, si può ben affermare che pochi eventi possono contare su una cornice così prestigiosa e unica come questa che è una delle piazze più belle d’Italia. A Vigevano si può ammirare anche la Torre del Bramante, i musei, la piccola Chiesa di San Giorgio in Strata, e Palazzo Ducale. Tra le cose da vedere a Vigevano, c’è il “Museo Internazionale della calzatura”, dedicato alla storia e all’evoluzione della scarpa, sia come oggetto di uso quotidiano, sia come oggetto di design e moda. Non a caso Vigevano è stata per anni la “capitale della scarpa “. Qui è nato il primo calzaturificio italiano e si dice sia stato inventato il tacco a spillo. Per quanto riguarda il ciclismo non possiamo non citare la gloriosa società ciclistica VIRIS che proprio quest’anno compie 75 anni essendo stata fondata nel 1947 e che ha organizzato tutte le precedenti edizioni della Freccia dei Vini, prima di passare la mano, proprio quest’anno. In campo professionistico, un ciclista vigevanese che si è distinto è stato sicuramente Sergio Santimaria. Discreto velocista, ha vinto due tappe del Giro d’Italia: nel 1984, la Lerici – Alessandria e nel 1986, la Palermo – Sciacca anche indossando, in questa occasione, la maglia rosa per un giorno. Ma soprattutto viene ricordato per la sua prestigiosa affermazione nella “Gran Fondo” disputata da Milano a Roma in coda al Giro d’Italia 1979. Dopo 670 km di corsa, percorsi in 18h49'43", batté allo sprint Enrico Paolini e Vincenzo de Caro. Tanto Santimaria che De Caro militavano nella Mecap-Hoonved essendo lo sponsor Mecap un’azienda vigevanese che produceva calzature sportive per uomo. Rimanendo in campo sportivo, ma passando all’atletica, ricordiamo che a Vigevano si svolge, dal 1980, una competizione di livello internazionale, la “Scarpa d’Oro”. Tra i suoi illustri vincitori citiamo, tra gli italiani: Alberto Cova, Francesco Panetta, Stefano Mei, Gelindo Bordin… e tra gli stranieri: Steve Ovett, Sebastian Coe, Paul Tergat, … Un’ultima curiosità su Vigevano è quella che riguarda la nascita della grande Eleonora Duse, avvenuta qui il 3 ottobre 1858. La partenza effettiva sarà data in località Sforzesca; anche questa ricca di storia.  Nel corso della Prima Guerra d'Indipendenza, il 20 marzo 1849, fu teatro di una battaglia tra i Piemontesi e gli Austriaci. L’episodio è ricordato con una stele a lato della strada. Ma qualche secolo addietro, proprio qui, nel “Colombarone” visse Leonardo da Vinci nel periodo in cui fu al servizio di Ludovico il Moro. In qualità di ingegnere ducale, Leonardo affrontò il problema della regolamentazione delle acque tramite una rete di canali. Nelle vicinanze si trova ancora un mulino leonardesco. Da Vigevano si passa per il Comune di Garlasco, noto per il Santuario della Madonna della Bozzola, meta di pellegrinaggi religiosi. In campo ciclistico, Garlasco è nota per essere stata la patria adottiva di Luigi Malabrocca (nato a Tortona nel 1920), la “Maglia Nera” per antonomasia del Giro d’Italia (1946 e 1947). Vanta però anche alcuni importanti successi e soprattutto vanno ricordati i due titoli nazionali conquistati nella specialità del ciclocross (1951 e 1953). Dopo pochi chilometri si raggiunge Gropello Cairoli che deve il suo nome al fatto che qui, dal 1845, visse la famiglia Cairoli, con il capostipite Carlo e sua moglie Adelaide Bono. Dei cinque figli, quattro (Ernesto, Luigi, Enrico, Giovanni) morirono in varie battaglie durante il Risorgimento. Si salvò invece Benedetto, il maggiore di loro, che divenne presidente del Consiglio nel 1878 succedendo ad Agostino Depretis. Lo si ricorda anche per aver salvato la vita al Re Umberto I, frapponendosi fra questi e l’attentatore rimanendo ferito a sua volta. Gropello ha anche dato i natali a San Lanfranco Beccari (sec. XII), vescovo di Pavia, al quale è intitolata la bella chiesa romanica del monastero, situato nella periferia ovest di Pavia, dove egli visse e morì nel 1198. Sfioriamo in seguito, Carbonara al Ticino, dove visse eremita Sant’Aldo e San Martino Siccomario ove trascorse parte della sua fanciullezza San Martino di Tours. Lasciamo la fertile Lomellina e raggiungiamo il capoluogo Pavia. È la prima volta in cinquanta edizioni che la corsa attraversi la città. Veramente una bella e interessante novità. Vi entriamo da sud, attraversando lo storico rione del “Borgo Ticino”. Qui nacque e visse Giovanni Rossignoli (1882-1954) grande campione di ciclismo e di canottaggio. Basti dire che, se la classifica fosse stata a tempi (com’è ora) e non a punti, sarebbe risultato lui il vincitore del primo e del terzo Giro d’Italia, rispettivamente nel 1909 e 1911. Ricordiamo anche una straordinaria vittoria in una Gran Fondo (600 km) e le sue otto partecipazioni al Tour de France. Nell’ultima di queste, nel 1926 a 44 anni (!) fu primo nella classifica della categoria “isolati”. Pavia ha un delizioso centro ricco di storia e di diversi monumenti. Innanzitutto le tre stupende chiese romaniche: la Basilica di San Michele Maggiore, la chiesa di San Teodoro e la Chiesa di San Pietro in Ciel d’Oro. In quest’ultima sono conservate le spoglie di San Severino Boezio (citato in una terzina dantesca e incisa in una lastra di marmo all’esterno della chiesa), quelle del re longobardo Liutprando e, soprattutto quelle di Sant’Agostino vescovo di Ippona fatte traslare qui da Cagliari per volere proprio dello stesso re Liutprando. Di questo evento si celebrerà nel prossimo anno il 1300-esimo anniversario. Altri monumenti e luoghi degni di nota sono: il Castello Visconteo e i Musei Civici, la Chiesa di Santa Maria del Carmine, Piazza della Vittoria, Duomo, Borgo Ticino, Strada Nuova, la Cupola Arnaboldi, le Torri Medievali e l’Università (fondata da Galeazzo II Visconti nel 1361). Quello pensato dagli organizzatori della Freccia dei Vini sarà un attraversamento della città molto suggestivo. Dopo il Borgo, si passerà il fiume Ticino (al tempo del Risorgimento confine tra Regno di Piemonte Sardegna e Lombardo Veneto) sullo scenografico “Ponte Coperto” di Pavia, un ponte a cinque arcate quasi uguali, completamente coperto con due portali alle estremità e una piccola cappella religiosa al centro, intitolata a San Giovanni Nepomuceno. Si percorrerà tutta Strada Nuova, il “cardo” della città romana ora fiancheggiata da bei negozi, passando davanti all’Università, al Palazzo del governo e al Teatro Fraschini. Al termine della via si svolterà a destra lasciando sulla sinistra l’elegante mole del Castello Visconteo costruito per volontà di Galeazzo II Visconti tra il 1360 e il 1365 come residenza della nobile famiglia. Ci avviamo quindi verso l’Oltrepò, passando il Ponte di ferro detto “Della Becca”, struttura di acciaio lungo 1040m suddivisi in 13 campate (destinato in futuro a diventare ad uso ciclabile) che sorge sul fiume Po, proprio in prossimità della confluenza con il Ticino presso il comune di Mezzanino, a collegamento della città di Pavia con le terre dell'Oltrepò. Costruito tra il 1910 e il 1912, è la struttura in ferro più grande del mondo dopo la Tour Eiffel. Attraversato Mezzanino, dopo aver lambito Verrua Po e Rea, giungiamo a Cascina Bella (comune di Bressana Bottarone) dove nacque Agostino Depretis (1813-1887), primo presidente del Consiglio della “sinistra” e promotore del cosiddetto “trasformismo”.
Dopo Bressana Bottarone un lungo rettilineo porta a Casteggio sfiorando Casatisma, già possedimento dei Mezzabarba. Oltre aver dato i natali alla beata suor Giuseppina Nicoli (1863-1924) vanta, proprio lungo la ex-statale dei Giovi, un imponente complesso residenziale. Si tratta del “Palazzo” Kevenhüller opera del famoso architetto Leopold Pollack. 
La corsa arriva così a Casteggio (la Clastidium dei Romani), importante centro vinicolo oltrepadano e punto di riferimento, soprattutto nel recente passato, per le popolazioni dei centri collinari circostanti e sede, ancor oggi, di un frequentatissimo plurisecolare  storico mercato domenicale Il suo Colle detto “Pistornile” dominante la pianura sottostante rappresenta la storia di Casteggio e conserva intatto le tradizioni culturali della città, che sono incentrate sulle attività della Certosa Cantù. In particolare, nella Certosa Cantù ha sede il Civico Museo Archeologico dove sono collezionati reperti che vanno dalla preistoria all’alto medioevo. Questa località è ricca di storia ma per ragioni di spazio dobbiamo limitarci a brevi citazioni. Qui, nel 212 a.C. i Romani al comando del console Marco Claudio Marcello, inflissero una dura sconfitta ai Galli Insubri; ma pochi anni dopo, nel 218 a.C., dovettero soccombere ai Cartaginesi di Annibale. Appena fuori dell’abitato in direzione di Broni, si trova ancora la cosiddetta “fontana di Annibale” dove secondo la tradizione si abbeverarono i componenti l’esercito cartaginese, elefanti compresi. Tra i personaggi illustri non possiamo non ricordare il grande esploratore Giuseppe Maria Giulietti (1847 – 1881) e la scrittrice Ernestina Pelizza Marangoni, nota per i suoi amichevoli rapporti con il giovane Albert Einstein. Il grande scienziato fu spesso ospite a Casteggio nella villa Pelizza-Marangoni: lui suonava il violino accompagnato al pianoforte da Maja sorella di Ernestina. Termina la pianura e d’ora in poi il percorso sarà un saliscendi continuo attraverso le stupende colline dell’Oltrepò fino al traguardo di Stradella. Una curva a sinistra immette alla prima salitella: che in 2,5 chilometri porta dai 90 m della via Emilia ai 156 della frazione Mairano.  Dal 1998, nella ex-Villa Marina, un antico convento ora trasformato in aristocratica residenza, vi ha sede la Fondazione Bussolera Branca. Essa, in collaborazione con diverse università si occupa di promuovere la conoscenza nell’ambito dell’enologia. La stessa Fondazione ha aperto nella sorprendente Casa dell’Art Brut la più importante collezione in Italia di quest’arte. Si ritorna sulla via Emilia a Fumo frazione di Corvino San Quirico. Originario di questa località fu Aristide Cavallini, un più che discreto ciclista che negli anni Trenta del secolo scorso, in quattro delle sue cinque partecipazioni al Giro d’Italia si classificò nei primi dieci (quarto nel 1931) e per ben quattro volte (1927, ’30, ’31, ’32) si aggiudicò la classifica degli “isolati”. Oltrepassato il Santuario della Madonna di Caravaggio (costruito negli anni ’40 del XX secolo) si svolta a destra risalendo la valle del torrente Verzate. Poco più di un chilometro e sulla sinistra, si erge al sommo di uno sperone calcareo l’affascinante e scenografico Santuario della Passione, eretto nel 1764. Sul fianco sinistro sale la Scala Santa, realizzata nell’Ottocento. Notevole è pure la Via Crucis situata sul piazzale antistante la chiesa e costituita da 14 cappelle barocche (una per ogni stazione) e contenenti un totale di 52 statue in gesso e terracotta, soprannominate dai locali “i giudé” (i giudei). I concorrenti non avranno il tempo di ammirarlo perché davanti a loro si presenta il profilo delle dolci colline dell’Oltrepò su cui si staglia la maestosa sagoma del castello di Montalto Pavese. Poche centinaia di metri infatti e la strada comincia a inerpicarsi verso il borgo di Oliva Gessi (275 m) posto in amena posizione sul crinale, con il suo Ulivo Secolare. Siamo nel paese che ha dato i natali a San Luigi Versiglia (1873-1930) missionario che già nel 1906 guidò il primo gruppo di salesiani inviato in Cina. Fu martirizzato il 25 febbraio 1930 per aver difeso la virtù di tre ragazze aggredite dai pirati. Fu santificato da papa Giovanni Paolo II nel 2000. La sua casa natale è proprio l’ultima in uscita dall’abitato. Nella frazione Oliva, vi sorge oltre la Villa Isimbardi, un notevole complesso di architettura rurale ottocentesca costituito da cascine porticate a due piani. Lì, inizia una dolce quanto breve discesa con bellissime viste a 360°. Dopodiché si riprende a salire verso quello che è considerato un “santuario dei ciclisti”, Montalto Pavese (m. 380), traguardo GPM e punto più elevato di questo toboga collinare.  Di qui, il 2 giugno 1969, è transitata la tappa Savona – Pavia del 52° Giro d’Italia all’indomani del sensazionale quanto sorprendente stop imposto alla maglia rosa Eddy Merckx trovato positivo all’antidoping. Per la cronaca, la tappa fu vinta dal danese Ole Ritter. In posizione elevata, dominante l’abitato, sorge il maestoso castello appartenuto prima ai Beccaria poi, fra gli altri, ai Belcredi, con un bellissimo giardino all’italiana, ristrutturato inizi ‘900, in stile settecentesco. Anche incontriamo una vecchia gloria del ciclismo. Si tratta di Pietro Nascimbene nato qui il 22 febbraio 1930. Tra le sue vittorie citiamo la tappa Grosseto-Livorno del Giro d'Italia 1956 e la tappa Parigi-Auxerre della Parigi-Nizza 1958, corsa nella quale vestì la maglia di leader della classifica generale per le prime quattro giornate. Fu gregario del campionissimo Fausto Coppi nella Carpano Coppi. Prese parte a quattro Giri d’Italia dal 1956 al 1959), un Tour de France (1958) e una Vuelta (1958). Meritano una menzione due musei: il Museo delle Api dedicato alla produzione artigianale del miele e, nella frazione Villa Illibardi il Museo della Civiltà Contadina, realizzato nel 1981, raccoglie antichi attrezzi agricoli ed enologici usati per la coltivazione del grano e dell'uva, utensili artigianali ecc. Un’altra meta suggestiva è quella della Madonna del Vento. Si trova sul crinale del colle Belvedere, un chilometro circa fuori dall’abitato in direzione Broni. Da lì si gode un magnifico spettacolo sulle colline circostanti e in giornate limpide, la vista si spinge fino alle Alpi. Lasciamo Montalto per scendere, attraverso Lirio, in Valle Scuropasso. Superiamo Scorzoletta, Casa Valenti e poco prima dell’abitato di Valle Scuropasso una svolta secca a sinistra immette sulla terza salita di giornata: la “Panizza”, un’erta taglia-gambe di 1,5 chilometri, che porterà i girini a scollinare in località Regondè (214 m s/m). Coloro che vorranno lottare per la vittoria finale dovranno arrivare a questa curva nelle prime posizioni per non finire imbottigliati ed essere costretti a ripartire praticamente da fermi in salita. Prima di proseguire però dobbiamo ricordare che proprio qui a Valle Scuropasso (e in pianura a Robecco Pavese) verso mezzogiorno di domenica 16 giugno 1957 una violenta tromba d’aria seminò morte e distruzione: sei morti parecchi feriti e 50% delle case distrutte o danneggiate. Raggiunta Broni, si affronta per la prima di tre volte, l’impegnativa ascesa di Canneto Pavese. Sulla salita di Canneto è transitato, in altre due occasioni, il Giro. La prima, il 30 maggio 1981, nella Tabiano - Pavia che ha visto il trionfo del cronoman svizzero Daniel Gisiger su Giancarlo Casiraghi al termine di una lunga fuga. In maglia rosa era Silvano Contini. La seconda, il 6 giugno 1994, quando nella Sondrio – Stradella fu addirittura scalata due volte, sempre dal versante di Broni, prima di arrivare al traguardo finale di Stradella. Fu un’occasione particolare perché il russo, bronese d’adozione, Evgenij Berzin, era allora in maglia rosa. Per di più militava nella squadra Gewiss Ballan di cui era General Manager lo stradellino d’adozione Emanuele Bombini. Potete quindi immaginare l’entusiasmo della folla straripante (me compreso) lungo quest’ultimo tratto della tappa. Vincitore fu l’ottimo Maximilian Sciandri che regolò in volata un gruppetto di fuggitivi. Lo stesso Berzin si aggiudicò il Giro di quell’anno davanti a, nientemeno che, Marco Pantani e Miguel Indurain staccati di 2’51” e 3’23”, rispettivamente. Quel che però è meno noto è che su questa salita, il non ancora ventenne Fausto Coppi è stato autore di una delle sue prime imprese. Il 29 maggio 1939, nel Gran Premio Città di Pavia, su queste rampe, il futuro “campionissimo” frantumò la resistenza dei suoi compagni di fuga e si presentò solitario sul traguardo di Pavia con 5’ di vantaggio sul secondo classificato. Dal culmine della salita, inoltrandosi verso sinistra la vista è dominata dal castello di Cigognola e sullo sfondo quello di Montalto Pavese. Si prosegue nella frazione Palazzina di Castana, dove il notissimo direttore d’orchestra Pino Calvi, vogherese di nascita, di genitori castanesi, era solito soggiornare, quando non era impegnato con la sua orchestra. Morto nel 1989 è sepolto nel cimitero di Castana al termine della cui discesa ha inizio il primo, dei due giri previsti, dell’anello di Vino (Cigognola, Broni, Stradella, Montù Beccaria, Montescano, Canneto Pavese, Castana, Zenevredo), percorso della 18ma “Tappa del Giro d’Italia 2021”, organizzata sempre dal Comitato Eventi Sportivi Oltrepò, per poi arrivare in Comune di Stradella che sarà “Sede di Arrivo”.

Nel percorso della Freccia dei Vini saranno toccati Comuni ricchi di monumenti e luoghi di grande valore storico, artistico, paesaggistico, quali — a titolo esemplificativo:
⦁    la Basilica di San Pietro Apostolo e San Contardo (Broni);
⦁    Palazzo Arienti (Broni);
⦁    Villa Maccabruni (Broni);
⦁    il Teatro Carbonetti (Broni);
⦁    l’Enoteca Regionale (Broni);
⦁    Chiesa di San Siro (Canneto Pavese);
⦁    Chiesa parrocchiale dei S.S. Marcellino, Pietro ed Erasmo (Canneto Pavese);
⦁    Castello di Montuè (Canneto Pavese);
⦁    Pozzo di Sant’Antonio Abate a Monteveneroso (Canneto Pavese);
⦁    Chiesa parrocchiale di San Bernardo (Cigognola);
⦁    Castello di Cigognola;
⦁    Borgo medievale di Cigognola e fonti storiche;
⦁    Il Castellazzo (Montù Beccaria);
⦁     Chiesa parrocchiale di San Michele (Montù Beccaria);
⦁    Rocca di Montalino (Stradella);
⦁    Torre civica (Stradella);
⦁    Chiesa di San Marcello in Montalino (Stradella);
⦁    Chiesa parrocchiale dei S.S. Nabore e Felice (Stradella);
⦁    Museo della Fisarmonica Mariano Dallapè (Stradella);
⦁    Museo naturalistico Ferruccio Lombardi (Stradella);
⦁    Torre di Zenevredo;                                                                                                                                
⦁    Chiesa parrocchiale di San Vincenzo (Zenevredo);
   . Il borgo e le ville di Montescano.

La classica Freccia dei Vini rappresenta una delle più importanti manifestazioni di carattere nazionale ed internazionale ed è sempre stata dedicata al ciclismo dilettantistico di altissimo livello, annoverando nell’albo d’oro nomi importanti di campioni del ciclismo.
Il nostro intento è quello di dare continuità e crescita alla manifestazione, già da questa edizione, facendo partecipare i migliori team nazionali e internazionali.
La nostra volontà è di portare la “Freccia dei Vini” nel calendario dei professionisti, con l’auspicio di inserirla tra le classiche del calendario dedicato appunto ai professionisti.
Tale evento rappresenta un significativo e prestigioso contributo sociale e culturale, nell’ambito ed a vantaggio della crescita e della valorizzazione delle comunità locali, dei territori, della sua immagine e dei suoi prodotti.

Come messo in evidenza anche nella presentazione del Comitato, obiettivo centrale nelle manifestazioni è la promozione dei territori anche mediante lo sport e unitamente alla sostenibilità ambientale:
⦁    consolidare l’esperienza di valorizzazione territoriali sperimentata in occasione dell’ultimo Giro d’Italia in Oltrepò Pavese;
⦁    non disperdere la visibilità ottenuta grazie alla scelta di Stradella come traguardo di tappa del Giro d’Italia, anzi sfruttarla sempre più come volano per l’intera zona;
⦁    promuovere stili di vita salutari, improntati al movimento, al contatto con la natura, all’adozione di buone pratiche;
⦁    favorire una visione integrata delle modalità di offerta turistica del territorio, mixando l’elemento sportivo con quello della cultura materiale e immateriale;
⦁    promuovere le opportunità di sviluppo turistico del territorio, incrementando i flussi di visitatori verso la Lomellina e l’Oltrepò, valorizzandone la qualità attraverso strumenti di storytelling avvincenti centrati sulle molteplici attrattive presenti;
⦁    generare e consolidare flussi di visitatori che si trasformano anche in consumatori per le attività economiche locali, iniziando da quelle legate al comparto culturale (es. musei, guide turistiche, ecc.), passando alle aziende di somministrazione, servizi, accoglienza e commercio locali;
⦁    incentivare il mantenimento e la crescita occupazionale locale nell’ambito dello sport, della cultura e del turismo;
⦁    aumentare la visibilità e la riconoscibilità del territorio
aumentando il numero di turisti presenti e, in particolare, di turisti green rispetto agli anni precedenti;
⦁    favorire la creazione di un’offerta sempre più condivisa e integrata tra gli attori territoriali, più capace di interessare il mercato (monitoraggio: valutazione del numero di associazioni, istituzioni culturali, imprese commerciali di somministrazione e servizi coinvolte, aziende agricole);
⦁    incrementare il bacino di utenti potenziali per le attività economiche del territorio e favorirne la sopravvivenza e lo sviluppo
⦁    preservare i ricordi della comunità consolidando il riconoscimento nei valori identitari locali

La 50° Freccia dei Vini grazie alle caratteristiche del percorso e alla varietà dei contenuti offerti, si rivela interessante per un ampio pubblico di possibili utenti:
appassionati del ciclismo che scelgono di scoprire qualcosa di più su uno dei territorio — magari visti sui social — attraversati dalla nominata e conosciuta manifestazione sportiva; semplici curiosi, che hanno sentito nominare l’Oltrepò e Stradella in relazione al Giro d’Italia e alla Freccia dei Vini e vogliono scoprirlo; 
famiglie che vogliono trascorrere una giornata nella natura all’insegna della cultura e della sostenibilità;
popolazione locale che vuole approfondire la conoscenza del territorio in maniera sostenibile; turisti provenienti da diverse aree d’Italia, che potranno trovare un’offerta accattivante; pubblico generico di persone alla ricerca di una meta per una gita fuori porta green; comunità locale, grazie alla preservazione e valorizzazione di elementi identitari di grande valore, anche mediante la partecipazione diretta alle interviste preliminari.
Affinché l’iniziativa sia effettivamente efficace e sia possibile raggiungere il target descritto il Comitato, anche sulla falsa riga di quanto fatto nell’anno 2021 per l’evento Giro d’Italia, adotterà diverse soluzioni di comunicazione, soprattutto online, al fine di diffondere ampiamente la conoscenza dell’evento sportivo nel suo complesso.
Preliminarmente, il Comitato ha provveduto, attraverso soluzioni di contatto istituzionale, a confrontarsi con enti, associazioni e attività economiche locali allo scopo di promuovere l’iniziativa e di definire le collaborazioni utili ad organizzare la manifestazione.
L’attività di promozione e informazione vera e propria, invece, si attua attraverso un piano di comunicazione legato all’ambito dell’ufficio stampa e delle media relations, allo scopo di promuovere la presenza di informazioni relative al progetto sulla stampa locale e su quella di settore (bicicletta, sport, turismo green) sia online sia offline.
Sul fronte delle attività online, da ultimo, si fa affidamento su 3 strumenti principali: il sito web del Comitato, ormai già conosciuto da una buona parte del target per essere stato il principale veicolo delle informazioni in occasione del Giro d’Italia lo scorso maggio; i profili social del Comitato stesso, estremamente rilevanti per promuovere la crescita di una community online intorno alle tematiche che hanno generato i tour stessi;
l’attività di DEM - Direct E-mail Marketing — rivolta al database di appassionati e sostenitori che già hanno partecipato a iniziative precedenti.
Oltre a quelli appena descritti, il Comitato procederà alla promozione dell’iniziativa grazie alla presenza di materiali informativi (grafici, fotografici e testuali):
sui siti web di tutti i partner/sostenitori;
sui siti web dei comuni interessati all’evento
con locandine affisse presso i principali luoghi di incontro del territorio.

La 50° Freccia dei Vini unisce, simbolicamente, le risaie della Lomellina ai vigneti dell’Oltrepò Pavese, passando addirittura dal capoluogo la città di Pavia.
Gran parte della corsa si svolgerà in Oltrepò Pavese, limite meridionale di Regione Lombardia. Più in dettaglio, è l’Oltrepò orientale protagonista del ns Evento, ossia una delle aree più importanti per produzione vitivinicola in regione e in Italia. In questa terra, la cui storia nota è attestata sin da epoca pre-romana si trovano castelli, palazzi, chiese, angoli che raccontano le vicende che nei secoli hanno costituito un panorama culturale assolutamente unico, meritevole di valorizzazione.
Si tratta di un’area paesaggisticamente significativa, che al tipico ambiente appenninico, anche in ampie parti imperturbato, unisce i vasti vigneti che da oltre 2000 anni sono punto di partenza per eccellenze vinicole. Tra queste due diverse espressioni naturali si
inseriscono piccoli borghi, mura medievali, torri svettanti.
È importante anche sottolineare come, a tutela e valorizzazione di questo paesaggio assolutamente unico, sia stato costituito e riconosciuto da Regione Lombardia l’Ecomuseo della vite e del vino dell’Oltrepò Orientale, istituito nel 2008 e che raccoglie i comuni di Canneto Pavese, Castana, e Montescano (già cooperanti nell’ambito dell’Unione Comuni Prima Collina), ai quali si è successivamente aggiunto anche Broni.
La 50° Freccia dei Vini ripercorrerà il percorso ”Anello di Vino” della 18° Tappa del Giro d’Italia 2021 che coinvolge appunto i 7 comuni dell’Oltrepò Pavese. Parleremo delle loro origini, dei loro beni artistici e dei personaggi che vi hanno dato lustro nel tempo.

Zenevredo (204 m s/m – 474 ab.) 
Le prime tracce della storia di Zenevredo sembrano risalire al VII secolo quando un gruppo di monaci benedettini incominciò ad abitare queste terre e probabilmente a erigervi gli edifici di una prima comunità monastica. Zenevredo è tra i centri che nel 1164 furono, per diploma imperiale, posti sotto la giurisdizione di Pavia: doveva dunque essere un luogo di una certa importanza, dotato di un castello e una propria signoria locale. All’epoca il borgo era noto col toponimo di Cenevretum, divenuto poi Zenepretum o appunto in italiano “ginepreto”, luogo ove nascono i ginepri. Zenevredo apparteneva al Monastero pavese di Santa Maria Teodote, detto della Pusterla, per cui il paese era anche chiamato Zenevredo della Pusterla. Passata sotto il dominio spagnolo da soli due anni, Zenevredo compare nuovamente nell’elenco delle dichiarazioni del focatico del principato di Pavia nell’anno 1537 e viene indicata come appartenente alla Congregazione rurale dell’Oltrepò e Siccomario. Il comune rimase in area lombarda sino al 1743 quando, con il Trattato di Worms, la comunità passò sotto il dominio dei Savoia, venendo compresa da subito tra quei comuni che inviarono un proprio rappresentante a Voghera nel consesso dei proprietari terrieri. All’epoca il comune di Zenevredo era composto da un sindaco e da quattro consiglieri comunali. Con la fine del feudalesimo ebbe fine anche la signoria del monastero pavese. All’anno 1800 risalgono le prime disposizioni napoleoniche relative al comune di Zenevredo con la nomina dei nuovi sindaci e l’inserimento nel dipartimento di Marengo per poi passare a quello di Genova. Con la Restaurazione, nel 1815 Zenevredo passò nel mandamento di Montù Beccaria, nella provincia di Voghera, tornando quindi sotto i Savoia con cui rimase sempre nel 1859 quando, con la conquista della Lombardia da parte dell’esercito franco-piemontese, il comune venne compreso nella provincia di Pavia.

Tra le attrattive:
⦁    torre di Zenevredo, fortificazione del XIV sec. nel centro del paese;
⦁    Chiesa parrocchiale di San Vincenzo, risalente al Settecento con tracce della più antica 
     edificazione romanica e facciata neoclassica ottocentesca.

Ma più importante è segnalare che qui, il 27 marzo 1849, nacque Carlo Alberto Pisani Dossi, scrittore, diplomatico e archeologo. È annoverato tra i più importanti esponenti della scapigliatura milanese. Una targa lo ricorda all’interno del cortile del palazzo Pisani-Dossi (ora residenza privata). 

Montù Beccaria (1.645 ab. - 277 m s/m)
Il comune fu citato per la prima volta con il nome di Mons Acutus in un diploma di Federico Barbarossa del 1164, nome dettato dalla forma del colle, sulla cui cima i signori pavesi, i Beccaria, costruirono un fortilizio militare per controllare i movimenti e i trasporti allo sbocco della Val Versa e per proteggersi dagli assalti degli avversari. Nel Medioevo il fortilizio fu più volte distrutto e riedificato durante le lotte fra le famiglie gentilizie di Milano, Pavia e Piacenza. All’inizio del 600, l’ultimo discendente dei Beccaria di Pieve del Cairo, Aureliano, lasciò predisposizione testamentaria il fortilizio con 6000 pertiche di terreno alla Congregazione dei Barnabiti che, nei due secoli di permanenza, fecero di Montù un centro educativo e culturale di notevole qualità. Con Napoleone, nel 1802, la Congregazione fu soppressa e i Barnabiti espropriati dei benefici ecclesiastici. Abbattuta la chiesa di Sant’Aureliano, costruita dai Padri, il monastero, edificato sull’area del fortilizio demolito, fu venduto a un privato, Eugenio Vercesi.
Montù raggiunse il culmine del suo sviluppo alla fine dell’800, anche per l’appartenenza al collegio elettorale di Agostino Depretis, Presidente del Consiglio dei Ministri.
Strade, ponti, farmacia, caserma, scuola elementare, asilo ed ospedale, fiere, arricchirono il paese, che raggiunse i 4300 abitanti e seppe dare anche un generoso contributo alle guerre del Risorgimento e ai due conflitti mondiali.
Oggi Montù non è più un colle boschivo, ma filari e filari di viti circondano le strade, e il profumo del barbera, del bonarda e del pinot rivela la ricchezza locale e l’importanza della cultura del vino.

Tra le attrattive da vedere:
⦁    il Castellazzo, quanto rimane dell’antico castello, oggi prevalentemente con le forme    seicentesche del collegio che vi fu edificato sopra, pur con tracce delle fortificazioni     medievali;
⦁     la Chiesa parrocchiale di San Michele, risalente al XIV sec. fu elevata ad arcipretura nel XVII sec. e passò dalla Diocesi di Piacenza a quella di Tortona dopo l’epoca napoleonica.

A Montù nacque Luigi Montemartini (1869 - 1952), docente di Scienze naturali, politico, promotore della istituzione in Oltrepò delle “cantine sociali”. Dal 1920 al 1922 fu presidente dell’Amministrazione provinciale di Pavia poi deputato e senatore della Repubblica. Una statua bronzea sopra un piedistallo marmoreo lo ricorda proprio accanto al municipio. Sempre qui ebbero i natali Aureliano Beccaria (1547 - 1590), ultimo discendente dei Beccaria, diplomatico e benefattore, e Carlo Vercesi “….clinico insigne, rettore magnifico delle università di Sassari e Pavia, docente di ostetricia e ginecologia nelle cattedre universitarie di Sassari, Palermo, Pavia, Milano, …” come si legge su una delle due targhe a lui dedicate. La seconda targa ricorda la visita che suo cognato, Antonio Segni, Presidente del Consiglio e futuro IV Presidente della Repubblica fece qui nel maggio 1957 (sulla lapide è scritto erroneamente 1956).

Montescano (137 m s/m - 403 ab.)
Si fa cenno per la prima volta a Montescano, già abitato da celti e romani, nel privilegio di Federico Barbarossa del 8 agosto 1164 sotto il nome di Montescanus. Non avendo un castello o altre fortificazioni, Montescano non prese parte alle vicende guerresche del Medioevo e ciò spiega la sua assenza dalle cronache e dai documenti del tempo. Fece parte del feudo di Broni di cui seguì le vicende. Dal 1359, con la caduta di Pavia tutto l’Oltrepò Pavese divenne dominio Visconteo; la famiglia Sforza, succeduta ai Visconti nel 1450, rimase a capo del Ducato di Milano fino al 1496, anno in cui subentrò Carlo VIII di Francia. Con la battaglia di Pavia del 1525, l’imperatore Carlo V suggellò la completa sottomissione dell’Italia e dei territori oltrepadani agli spagnoli. Con la pace di Utrecht del 1713 e la pace di Rastatt dell’anno successivo che conclusero la guerra di successione spagnola, l’intera Lombardia e l’Oltrepò passarono a far parte dell’Impero Austriaco. Nel 1748 in seguito al trattato di Aquisgrana, dopo un trentennio di dominazione Austriaca, l’Oltrepò entrò a far parte del Regno di Sardegna, anche se Pavia e Milano restarono sotto la dominazione austriaca. Con l’avvento di Napoleone Bonaparte i territori oltrepadani vissero un periodo molto tormentato, in quanto furono teatro di diverse battaglie e repentini cambiamenti di fronte: l’Oltrepò Pavese conobbe l’avvicendarsi della presenza austriaca, russa, francese, finché col 1801 passò a far parte della Repubblica Francese. Con la restituzione seguita alla pace di Vienna del 1815, Montescano e il territorio oltrepadano ritornano a far parte della Provincia di Voghera del Regno di Sardegna. Nel 1861, con la proclamazione del Regno d’Italia venne soppressa la Provincia di Voghera e Montescano passò a far parte della Provincia di Pavia, ricomposta nella sua unità storica simile a quella della provincia attuale. Dal 1929 al 1948 il Comune di Montescano è stato soppresso ed il suo territorio comunale è stato inglobato dal Comune di Castana.
Secondo la leggenda il nome Monte Scanus è dovuto alla posizione dell’antico borgo: sembra che sia comodamente seduto sul monte (scanus, in dialetto lombardo scàgn, significa sedia).
A Montescano si può sostare alla Fontana Missaga dal nome del primo sindaco, Carlo Missaga, che la fece costruire nei primi anni dopo l’unità d’Italia (1861). La fonte era già nota fin dal XV secolo, ma fu nel 1845 che, il parroco di allora scoprì le doti curative dell’acqua oligominerale che vi sgorgava. 
Dopo un tornante a destra, si raggiunge la località Villa Fiorita dov’è ubicato il settecentesco palazzo Olevano, che dal 1974 è la sede del Centro Medico - Fondazione Salvatore Maugeri per la riabilitazione cardiologica, pneumologica e per la rieducazione funzionale. 
Sul territorio rimangono numerose ville e tenute agricole, prestigiose residenze di nobili famiglie che apprezzavano la salubrità del luogo.

Castana (290 m s/m – 726 ab.)
Il nome trae origine dai castagneti che probabilmente caratterizzavano le colline circostanti. Noto nell'antichità come castrum castanae (letteralmente centro fortificato delle castagne), Castana, nella carta della regione compilata dallo storico ottocentesco Severino Capsoni, era già citato in epoca romana come ad Castanem. Ubicato a 25 chilometri dal capoluogo provinciale, Castana è un piccolo paese rurale che si estende tra la Val Versa e la Valle Scuropasso, a poco meno di 300 metri di quota.
Al centro dell'abitato si trovano i resti del castello di origine medioevale che, edificato su un'altura in posizione dominante sulla valle, fece di Castana un importante nucleo strategico.
Costruito probabilmente dai monaci pavesi di S. Bartolomeo in Strada, il borgo fu protagonista di alterne vicende nel corso dei secoli. Nel 1200, epoca in cui Castana era costituita da una fortificazione attorno alla quale sorgevano poche case con il tetto di paglia, venne devastato dai combattimenti fra cremonesi e dai piacentini in lotta con il marchese del Monferrato rifugiatosi fra le sue mura. Durante gli scontri il castello venne dato alle fiamme                                                                                                                                                
Nel 1531 Castana era parte del feudo di Broni, retto dai Beccarla, all'estinzione dei quali, passò alla famiglia Borromeo e successivamente ai casati degli Arrigoni e dei Pallavicini. Molto bella la chiesa di S. Andrea, oggi a tre navate (la pianta originale ne prevedeva una sola) che conserva pregevoli dipinti e il ricordo di un curioso campanile storto, fatto poi abbattere per motivi di sicurezza e sostituito con uno "dritto”. Da borgo medioevale a rinomato centro vinicolo il passo non fu così breve. Attualmente Castana è molto noto per le sue pregiate produzioni vinicole che per i suoi, se pur interessanti, aspetti storico-artistici

Cigognola (309 m s/m – 1298 ab.).
Già in epoca longobarda, il territorio dell’attuale comune di Cigognola era una pertinenza monastica dell’abbazia di San Colombano di Bobbio: in particolare Cigognola faceva parte della grande domus culta della corte di Auliano di Monte Acuto (Montù Beccaria). Il paese di Cigognola (Cicugnola), invece, è citato per la prima volta nel 982 per una donazione di beni al monastero di San Maiolo di Pavia.
Cigognola è poi citata nel diploma federiciano del 1164, con cui il territorio dell’Oltrepò settentrionale e centrale venne posto sotto la giurisdizione di Pavia. Da questo si deduce che doveva essere una località fortificata sotto un proprio signore locale (dominus loci). Fu successivamente signoria della potente casata pavese Sannazzaro, principale esponente di parte guelfa in Oltrepò. Nel 1406 furono estromessi, per gli intrighi dei Beccaria di Pavia, che si impadronirono del feudo. Nel 1415 però i Beccaria, coinvolti in una congiura contro Filippo Maria Visconti, conte di Pavia e duca di Milano, ebbero confiscato il feudo, che fu concesso allo scopritore della congiura, Giorgio Aicardi, e ai suoi famigliari, che per il privilegio concesso dai Visconti di assumere il loro cognome, diedero origine alla casata dei Visconti Aicardi, detti anche Visconti Scaramuzza dal soprannome di Giorgio.
I Visconti Aicardi Scaramuzza tennero il feudo di Cigognola, fino all’estinzione nel XVIII secolo, che passò quindi ai Barbara d’Adda e al figlio di lei, Alberico XII Barbiano di Belgioioso, ultimo feudatario di Cigognola.

Tra le attrattive:
⦁    Chiesa parrocchiale di San Bernardo, risalente al XV sec. era originariamente appartenente alla Diocesi di Piacenza e passò a quella di Tortona dopo l’epoca napoleonica;
⦁    Castello di Cigognola. In posizione d’altura, in cima a una rocca e in posizione strategica sulla Valle di Scuropasso, il castello durante il medioevo ebbe funzione difensiva e di controllo dei traffici verso l’Emilia. Verso la fine del basso Medioevo, divenne prestigiosa corte rinascimentale, dimora di famiglie nobiliari. All’inizio dell’800, il proprietario Carlo Arnaboldi fece edificare sui resti dell’antico castello (precedente al XIII sec.) dei volumi neogotici con merlature ghibelline, oltre alla torre, le decorazioni dei portali, gli stemmi. 
Agli inizi del `900, gli interni vennero arricchiti con arredi déco. Ancora oggi è una prestigiosa residenza privata e sede di una storica azienda vitivinicola. Esso è purtroppo tristemente noto per essere stato teatro delle efferatezze dei nazi-fascisti ai danni dei partigiani durante la lotta di liberazione. Dalla piazza centrale del paese, un vialetto in parte alberato conduce in leggera salita al Belvedere, dove sorge il Monumento ai Caduti. Da qui la vista verso la pianura è entusiasmante: si scorge la sagoma del Duomo di Pavia e, condizioni atmosferiche permettendo, si possono intravedere i grattacieli e la Madonnina di Milano e sullo sfondo la corona delle Alpi innevate con il massiccio del Monte Rosa in evidenza;
⦁    Antiche fonti d’acqua del borgo medievale.

Broni (88 m s/m 9421 ab.).
Dove oggi sorge Broni, la cui attuale fondazione risale all’alto Medioevo, probabilmente in passato era Comillomagus, o Cameliomagus, un “oppidum” romano ricordato in numerosi itinerari e mappe — come la tavola peutingeriana — già abitato da tribù Celto-Ligure.
Fin dall’epoca longobarda il territorio fu una pertinenza monastica dell’abbazia di San Colombano di Bobbio, fondata nel 614 dall’abate San Colombano. É indubbio che Broni appaia attorno al IX secolo, citato con i toponimi di Brouna e Brion, come un luogo di una certa importanza, dotato di una vasta pieve appartenente al monastero di Bobbio, possedimento confermato nei diplomi imperiali di Berengario I dell’888, nel diploma di Guido II di Spoleto dell’893, nel diploma di Lamberto II di Spoleto dell’896 e nuovamente nel diploma di Berengario I del 2 settembre del 903, nel diploma di Ottone I del 30 luglio 972, nel diploma di Ottone III del 1° ottobre 998 a favore dell’abate Gerberto di Aurillac (FR) ora anche arcivescovo di Ravenna. La corte monastica di Broni e della pieve di San Pietro era costituita da 4 sorti (unità terriere distinte) gestite quindi da 4 massari del monastero, facente parte della grande domus culta della corte di Auliano di Monte Acuto (Montù Beccaria).
Nel 1164 è citato nel diploma con cui l’imperatore Federico I poneva l’Oltrepò sotto la giurisdizione pavese. giurisdizione pavese. Fu quindi sede di una podesteria o squadra, che si estendeva su molti dei paesi circostanti, nucleo del futuro feudo. Con Pavia tenne la parte ghibellina, cosicché la lega delle città guelfe la diede alle fiamme nel 1216. Un’altra distruzione avvenne nel 1372, a opera di Giovanni Acuto.
Nel 1249 giunse a Broni, diretto a Santiago di Compostela, il giovane principe San Contardo d’Este; ammalatosi gravemente, morì a Broni, dove è tuttora sepolto e dove ben presto, anche in seguito ad alcuni prodigi (la leggenda narra che, al momento della sua morte, le campane delle chiese si misero a suonare da sole e attorno al suo corpo si accesero splendenti fiammelle), si creò una intensa devozione verso la sua figura, tanto da farne il santo patrono cittadino.

Nel 1290 Broni cadde sotto la diretta signoria della famiglia che aveva allora il predominio in città di Pavia, i Beccaria. Probabilmente la signoria su Broni finì per essere spartita tra alcune delle linee in cui questa casata si era suddivisa, e ciò rende abbastanza difficile ricostruire esattamente la storia del feudo, che è comunque assai   complessa. Nel 1415, visto il coinvolgimento di alcuni Beccaria nella congiura contro il duca di Milano, Filippo Maria Visconti, furono confiscati di metà del feudo di Broni (soprattutto la parte comprendente Cigognola), dato a Giorgio Aicardi. Giorgio e il fratello Alessandro furono nominati Conti di Broni e assunsero il cognome Visconti Scaramuzza (da Alessandro discese la linea bronese). Tuttavia nel 1466 i redditi dell’intero feudo di Broni furono assegnati a Giovanni Bolognini Attendolo, da cui passarono ad altri (Manfredi, Trotti) e furono infine (attorno al 1530) acquistati da Carlo Visconti Scaramuzza, nipote di Alessandro. Poco dopo, nel 1536, morì Pietro Beccaria; ultimo discendente del ramo della famiglia che aveva mantenuto l’altra metà del feudo di Broni: essa fu allora acquistata da Pietro Paolo Arrigoni di Milano, che successivamente rilevò dai   Visconti  Scaramuzza  le  loro  quote del  feudo di  Broni :  da  allora essi restarono solo nominalmente conti di Broni (di fatto erano solo signori di Cigognola), mentre feudatari  effettivi erano gli Arrigoni (con il titolo anch’essi di Conti di Broni dal 1708); e  tali rimasero fino all’abolizione del feudalesimo nel 1797,  anche  se   la     loro signoria fu resa  difficile da liti tra le varie linee in cui si era divisa la famiglia.
Gli Arrigoni, benché feudatari di Broni, non erano grandi possidenti nel comune: massimi proprietari erano invece i Mandelli, feudatari di San Damiano al Colle, mentre nel vicino comune di Vescovera (oggi frazione di Broni) i Gambarana, feudatari di Montesegale, possedevano praticamente l’intero territorio.
A Broni è transitato pure un altro personaggio illustre, non si è ammalato e soprattutto non è diventato santo: Napoleone Bonaparte. Sì, proprio lui, in carne ed ossa. Cerco di riassumere in poche righe il dettagliato racconto che ne fa lo scrittore Fabrizio Bernini nel suo Napoleone in Oltrepò Edizioni Oltrepò, 2000. Il 10 giugno 1800 il Primo Console, proveniente da Pavia e diretto a Marengo, sosta a Broni. A mezzogiorno pranza a casa di Paolo Giuseppe Marazzani, degustando “. un ottimo salame, un piatto succulento di ravioli ed una altrettanto squisita gallina lessata con ripieno,” Il tutto annaffiato con un ottimo vino rosso detto di “Montebuono” (il nome del fondo “vitato” lungo la strada per Canneto). A seguito di questo storico episodio il nome Montebuono muterà in Montenapoleone e quel vino è prodotto ancor’oggi da un’azienda locale col nome di “Montebuono – vino di Napoleone”. Il 14 seguente l’intervento di Napoleone nella battaglia di Marengo sarà decisivo nel tramutare una incombente sconfitta in una sfolgorante vittoria dei francesi sugli austriaci.
Inoltre Broni vanta d’aver dato i natali a diversi altri personaggi illustri. Ci limitiamo a citarne due.. Paolo BAFFI (1911 – 1989) economista, Governatore della Banca d'Italia dal 1975 al 1979.  Giuseppe MANGIAROTTI (1883 – 1970) capostipite della famosa famiglia di schermidori della spada. È stato campione d'Europa di spada sia nel torneo a squadre, sia in quello individuale. Infine, anche se non è nato qui, non si può non citare il campione ciclista Evgenij BERZIN (Vyborg, 3 giugno 1970). Le sue vittorie più importanti sono: nel 1994, Liegi-Bastogne-Liegi e Giro d'Italia, nel 1996 indossò per alcuni giorni la maglia gialla al Tour de France. Nel 1990 fu anche campione del mondo su pista nell'inseguimento a squadre e individuale dilettanti. 

Nel territorio dell’attuale comune di Broni esistono alcune località che furono a loro volta comuni:
⦁    Pirocco, che era una grande cascina appartenente ai Paleari di Pavia, fu unito a Broni all’inizio del XIX secolo.
⦁    Cassino Po era anch’esso costituito, nel suo nucleo originario, da una vasta cascina a corte quadrata. Fu comune fino al 1869, poi fu unito a Broni.
⦁    Vescovera, che come si è detto era costituito da una grande tenuta appartenente ai Gambarana, rimase un comune autonomo fino all’inizio del XIX secolo, e poi fu unito a Cassino (e con esso a Broni nel 1869).

Di grande interesse culturale e turistico si possono ricordare:
⦁    la Basilica di San Pietro Apostolo e San Contardo — ove dimorano le ultime spoglie del principe d’Este — basilica minore dal 1953;
⦁    Palazzo Arienti, oggi sede del Comune;
⦁    Villa Maccabruni — ora Villa Nuova Italia, residenza nobiliare del XVIII sec.;
⦁    il Teatro Carbonetti, teatro edificato a metà XIX sec. e pienamente funzionante;
⦁    l’Enoteca Regionale, ricavata dentro alla storica tenuta di Cassino Po.

Canneto Pavese (:233 m s/m – 1356 ab.).
Le prime citazioni storiche di un borgo a nome “Caneto” risalgono al XII secolo, anche se il suo territorio fa parte di una zona collinare già popolata in remota epoca preistorica da tribù di stirpe ligure. È un atto di vendita del 9 febbraio 1198 con cui Rolando Agarasca di Figara (oggi Castana) cede ad Ardengo di “Caneto”; due pezzi di terra in Figara. Questo è il manoscritto più antico, fino ad ora trovato, in cui venga citato il nome di Canneto. È certo quindi che un borgo a nome “Caneto”; esisteva nella seconda metà del XII secolo. Come gran parte dell’Oltrepò Pavese si trovò sotto i Visconti prima e gli Sforza poi. Passò sotto la denominazione francese, quella spagnola e quella austriaca dal 1713 al 1743, anno in cui, a seguito del trattato di Worms, fu ceduto da Maria Teresa d’Austria a Carlo Emanuele III Re di Sardegna. Canneto — o meglio Caneto — era il nome della parrocchia ma non del Comune che derivò invece dalla famiglia Gabbi, nobili pavesi di parte guelfa.
Questi tennero, in qualità di signori, Monteacutello de Gabbi — poi ridotto in Montù de Gabbi —dal XIII al XV secolo. Nel 1528 fu ceduto ai Valperga una delle famiglie più antiche e potenti del Piemonte e da questi ai Conti Candiani di Pavia. Quello che oggi si presenta come un solo comune, nei secoli addietro era invece un insieme di comunità distinte Montù de Gabbi (Montuè), Beria, Vigalone, Canneto (inteso come l’odierno nucleo capoluogo del comune) e Monteveneroso erano, ancora nel Settecento, entità autonome.
E ciò voleva dire che ognuna di esse aveva le proprie autorità amministrative (i consoli), radunava un proprio Consiglio Generale che prendeva decisioni in totale autonomia. Fu solo verso la fine del Settecento che queste comunità, ritenute troppo piccole per reggersi da sole, vennero unite a Montù de Gabbi. Nel 1783 troviamo rappresentate nel Consiglio di Montù de Gabbi, anche Caneto, Beria e Vigalone ed in seguito Monteveneroso.
Il 9 ottobre 1885, in una seduta del Consiglio Comunale, venne proposto al Governo, il cambiamento del nome del comune con la seguente motivazione: «l’unico prodotto delle nostre terre è il vino; esso si consuma nella Lombardia ed è delizia dei Lombardi che lo chiamano per vino di Canneto. Questo nome per i suoi vini generosi e spumanti è conosciuto non solo in Lombardia ma in parecchie città d’Italia e nell’America. Il nome di Montù de Gabbi non è conosciuto qual produttore di vini generosi e prelibati». La risposta fu affermativa e, con un decreto di Umberto I Re d’Italia, dal 1° gennaio 1886 Montù de Gabbi cambiò ufficialmente la sua denominazione in quella di Canneto Pavese.

Tra le attrattive visitabili:
    • Chiesa di San Siro, antica chiesa di Monteveneroso;
    • Chiesa parrocchiale dei S.S. Marcellino, Pietro ed Erasmo attestata dal XVI sec.;
    • Castello di Montuè, resti di un antico maniero in pietra e laterizio del XVI sec., che ospitò anche Carolina Amalia di Brunswick, regina consorte del Regno Unito quale moglie di re Giorgio IV;
    • Pozzo di Sant’Antonio Abate a Monteveneroso, antico pozzo medievale edificato in laterizio nel corso del Medioevo come punto di ristoro per viandanti e pellegrini che percorrevano la Via Romea, presenta bassorilievo con gli stemmi degli Arrigoni e dei Visconti, oltre a rappresentazioni di Sant’Antonio e di San Rocco.

Stradella (101 m s/m – 11.689 ab.)
La storia di Stradella si confonde, nel Medioevo, con quella dell’antica località di Montalino, situata su una modesta altura alla periferia meridionale della città attuale, dove ancor oggi si trova l’oratorio di San Marcello in Montalino. Sia Montalino sia Stradella appartenevano alla signoria temporale del Vescovo di Pavia, anche se non è chiaro da quando. Infatti già nel 943 i Re d’Italia Ugo e Lotario avevano donato al vescovo Litifredo II diverse località nell’Oltrepò: Cecima, Pancarana e la vicina Portalbera, cui forse era aggregato Montalino. Tuttavia qualche tempo dopo il marchese obertengo Ugo, che aveva acquistato numerose località nella zona (in gran parte poi passate ai nipoti, da cui discesero i Malaspina e gli Estensi), legò in eredità Montalino al vescovo di Pavia. Dalla metà dell’XI secolo Montalino con Stradella (citata come Stratella nel 1029) appartenevano alla mensa vescovile di Pavia, costituendo il centro più importante di quella signoria.  Nel 1164 passò con l’Oltrepò sotto la giurisdizione pavese, continuando comunque, sotto di essa, la signoria vescovile; il relativo diploma imperiale nomina ancora Montalino e non Stradella. Comunque nei secoli successivi il rapporto di importanza tra i due centri si inverte: attorno al 1300 Stradella è cinta di mura mentre Montalino come località abitata decade, pur mantenendo ancora grande importanza strategica la munitissima Rocca di Montalino, o Rocca del Vescovo, che sorge sull’alto colle dominante l’abitato. Montalino e Stradella devono spesso sostenere l’urto dei comuni, in particolare Piacenza, in lotta con Pavia: particolarmente gravi le distruzioni nel 1214 e 1216, e poi nel 1373 ad opera di Giovanni Acuto. La signoria vescovile fu particolarmente benefica per la prosperità di Stradella: fin dal 1220 veniva concesso il mercato settimanale del martedì e, nel 1419, il vescovo Pietro Grassi diede a Stradella gli statuti comunali. La signoria del vescovo, Conte di Stradella, cessò nel 1797 con l’abolizione del feudalesimo. La mensa vescovile di Pavia era proprietaria di gran parte di Portalbera, secondo centro della signoria, ma a Stradella la proprietà terriera era molto più frazionata, essendovi molti proprietari anche borghesi, segno della prosperità del borgo. Esso andò crescendo anche nei secoli successivi la fine del medioevo, e nel XIX secolo era divenuto il secondo comune dell’Oltrepò per popolazione, meritando nel 1865 il titolo di città.

Tra le numerose attrattive:
⦁    Rocca di Montalino, antico castello risalente già al X secolo, il cui aspetto attuale dipende molto da interventi successivi del XIV e poi XVIII quando da roccaforte militare fu trasformata in residenza nobiliare;
⦁    Torre civica, torre medievale del XIV, quanto rimane della “rocca inferiore” voluta dai Visconti e abbattuta dal comune a metà Ottocento, quando alla torre fu aggiunta la cella campanaria per sostituire il campanile crollato della vicina parrocchiale;
⦁    Chiesa di San Marcello in Montalino: edificio in mattoni e blocchi di arenaria, in stile romanico lombardo edificato nel XII sec. La facciata a capanna presenta due monofore laterali; l’interno è stato in parte restaurato ed è strutturato su tre navate, con pilastri in cotto;
⦁    Chiesa parrocchiale dei S.S. Nabore e Felice, edificata nel XV sec. su una più antica cappella, in origine con pianta a croce greca, modificata dalla ricostruzione della facciata nell’ottocento a seguito del crollo del campanile; conserva un pregevole coro ligneo del primo decennio dell’Ottocento;
⦁    Museo della Fisarmonica Mariano Dallapè: importante collezione di strumenti musicali e degli strumenti costruttivi degli stessi che ricorda l’importanza internazionale di Stradella nella tradizione della fisarmonica;
⦁    Museo naturalistico Ferruccio Lombardi, collezione di fossili, reperti archeologici.

Altro grande personaggio di Stradella è Agostino DEPRETIS (1813 – 1887). Non è nato qui, come la maggior parte delle persone crede, ma a Mezzana Corti Bottarone (oggi Bressana Bottarone) dove suo padre era l’amministratore dei possedimenti della famiglia Gazzaniga- Arnaboldi. Ma qui si trasferì nel 1842 ricoprendo la carica di sindaco tra il 1849 e il 1850. Dopo esser stato eletto parlamentare nel 1848 ed aver fatto parte di alcuni governi, nel 1876 ricevette dal re l’incarico di formare il primo ministero della Sinistra. Da qui fino alla morte (luglio 1887), guidò in tutto ben otto governi (un record: uno più di Andreotti!). A Stradella tenne importanti discorsi: famoso quello dell'8 ottobre 1882 in cui espresse la necessità di creare il “partito unico della borghesia italiana”. Concetto che andò poi sotto il nome di “trasformismo” del quale fu considerato il promotore. Con lui, Stradella diventò città il 25 maggio 1865. Morì a Stradella il 29 luglio del 1887, all'età di 74 anni La città gli ha fatto erigere un monumento in piazza Trento e a lui ha intitolato la Scuola Media.
Citiamo al volo altre figure illustri nate a Stradella. Luisa BATTISTOTTI-SASSI (1824 – 1876) eroina delle Cinque Giornate di Milano e Enrico BOTTINI (Stradella 1835 – San Remo 1903), chirurgo di vaglia e docente per venticinque anni all’università di Pavia.
In tema di ciclismo non possiamo non parlare di Emanuele BOMBINI, pugliese d’origine (San Ferdinando di Puglia) ma oltrepadano già fin dalla tenera infanzia. È il presidente del Comitato Eventi Sportivi Oltrepò promotore dell’arrivo del Giro a Stradella. Emanuele è stato anche un corridore di buon livello aiutando capitani validissimi come ad esempio Giuseppe Saronni e Moreno Argentin. Tra il 1981 e il 1991, ha conseguito una decina di successi e ha vestito per ben cinque volte la maglia azzurra ai mondiali di ciclismo. Appesa la bicicletta al chiodo è salito sull’ammiraglia della Gewiss-Ballan cogliendo importanti successi nelle classiche con Argentin, Colombo e Furlan, ma soprattutto portando Evgenij Berzin al successo nel Giro d’Italia del 1994.

Ricordiamo infine che su queste stupende colline, soprattutto in primavera-estate è un continuo di manifestazioni culturali. Due fra tutte: il “Festival Borghi e Valli” e il “Festival Ultrapadum”
Per chiudere lasciamo la parola a un maestro della penna come Cesare Angelini: nel capitolo “Colori d’estate” dal suo libro “Carta, penna e calamaio” .  “… Se hai modo di contemplare una vigna, meglio ancora il dorso in pendio d’un colle vitato (l’altro giorno andai apposta a Canneto a veder morire l’autunno in collina), ti parrà di aver sott’occhio una tavolozza di un dovizioso pittore impressionista.  Per chi sente la funzione del colore nel mondo e il suo mistero c’è da impazzire. …


Testo a cura del Dott. Vittorio Pasotti e della Dott.ssa Arch. Simona Rossi



GIOVANNI BATTAGLIN

Il vincitore della prima Freccia dei Vini 1972 Giovanni Battaglin è l'unico italiano ad aver realizzato l'accoppiata Giro-Vuelta nello stesso anno. Un exploit riuscito solo a Eddy Merckx nel 1973 e, con la Vuelta a settembre, ad Alberto Contador nel 2008. Battaglin compì l'impresa nel 1981: nello spazio di 48 giorni, dal 21 aprile al 7 giugno, coprì 7336 chilometri. Merckx impiegò solo 45 giorni a realizzare la doppietta, ma fece 5 tappe e 454 km in meno (6882 km).
Incominciò il suo capolavoro il 21 aprile alla Vuelta partendo da Santander. Il 29 vinse la cronometro in salita Granada-Sierra Nevada, 30,5 km, e vestì la maglia amarillo di leader. La difese poi con successo nelle successive 12 frazioni dagli assalti di Muñoz e Belda, fino al trionfo di Madrid del 10 maggio.

Tre giorni dopo, a Trieste, partì al Giro d'Italia. Riuscì ad inserirsi nel duello Saronni-Moser e a sconfiggere la corazzata Bianchi, forte di Baronchelli, Contini, Prim e Knudsen. Risolse la corsa sulle Dolomiti in due giorni. Il 4 giugno attaccò sul passo Furcia arrivando solo sul traguardo di San Vigilio di Marebbe, portandosi a 3" dalla maglia rosa Contini. Il giorno dopo sulle Tre Cime di Lavaredo lasciò Contini a 1'37". Poi, in maglia rosa, nella cronometro dell'Arena di Verona, riuscì a resistere all'attacco di Saronni e Prim. S'impose con 38" sullo svedese Tommy Prim e 50" su Saronni. Fu il primo veneto ad aggiudicarsi il Giro dopo 64 edizioni.
Al Giro si era rivelato nel 1973 nella tappa del Carpegna, arrivando secondo a 45" da Merckx. Il 19 maggio 1975 colse la prima vittoria al Giro nella terza tappa, Ancona-Prati di Tivo, domando gli spagnoli e staccando Gimondi, Baronchelli e Bitossi di 2'16", De Vlaeminck di 3'44" e la maglia rosa Knudsen di 4'12". Compì l'impresa davanti al Gran Sasso, scrisse Bruno Raschi, che descrisse il suo decollo così: < partiva di scatto come il sasso di una fionda,…>.
La Gazzetta dello Sport titolò a 9 colonne: Fu una grande occasione perduta.
Il giorno dopo, infatti, Battaglin forò a 3 km dal traguardo di Campobasso e poi cadde, perdendo la maglia rosa. Il suo gregario Bertoglio, che non si era fermato a dargli la bici, poi versò lacrime di coccodrillo, dichiarando. Questi nella crono della Versilia vinse, batté Gimondi di 13" e rivestì la maglia rosa, titolò La Gazzetta. Però subito Bertoglio lo spodestò per 6" nella cronoscalata del Ciocco. Il giorno dopo Battaglin crollò.

Battaglin riuscì a salire altre due volte sul podio del Giro: nel 1973 dietro a Merckx e Gimondi e nel 1980 dietro a Hinault e Panizza, dove staccò tutti nella 18ma tappa Sirmione-Pecol Valzoldana. Vestì per 8 volte la maglia azzurra ai campionati del mondo. Il 25 agosto 1979, anzi, corse da protagonista a Valkenburg, in Olanda, ma fu buttato a terra dall'olandese Raas mentre lottava per la vittoria: Raas vestì la maglia iridata, Battaglin finì sesto, migliore degli azzurri.
Eccellente scalatore, si impose anche nel Gran Premio della Montagna del Tour de France 1979 davanti a Bernard Hinault. Quella volta, in classifica, finì al sesto posto, a 38'12" da Hinault, però sarebbe salito sul podio senza i 10' di penalizzazione per un controllo positivo nella tappa del Ballon d'Alsace – aveva assunto Zerinol, un anti-influenzale - e il quarto d'ora perso nelle due crono-squadre.
La vittoria nella prima Freccia dei Vini a Corvino San Quirico nel 1972 non gli servì ad entrare nella squadra per i Giochi di Monaco, imperniata su Francesco Moser. Ma a 21 anni Battaglin era già una certezza: quell'anno, infatti, con la Jollyceramica di Marino Fontana, vinse il Giro d'Italia Under 23 davanti a Walter Riccomi.
Da professionista, poi, dovette competere con campioni come Merckx, Fuente, Gimondi, Moser, Saronni, Hinault, Maertens. Lo fece con valore. Il suo palmarès, infatti, è ricco di prove nobili. Ha inanellato classiche italiane: Milano-Torino, giro dell'Appennino, Coppa Bernocchi, Coppa Agostoni, Coppa Placci, Trofeo Matteotti, giro del Lazio, giro della Provincia di Reggio Calabria, GP Montelupo, Trofeo Pantalica. Ha vinto tappe nelle tre grandi corse a tappe - 4 al Giro d'Italia, 1 al Tour de France e 1 alla Vuelta – ma anche al giro della Svizzera, al giro di Catalogna e al giro dei Paesi Baschi.
Ha vestito per 13 giorni la maglia amarillo alla Vuelta e per 5 tappe la maglia rosa al Giro. Per Battaglin le colline dell'Oltrepò hanno costituito la rampa di lancio per una grande carriera. Dalla Freccia dei Vini alla memorabile doppietta Vuelta-Giro.
 

Testo a cura di Claudio Gregori

 


Tabella di marcia

  Km Parz. KM Tot. media 40 Km/h media 43 Km/h media 45 Km/h
Vigevano Piazza Ducale Inizio trasferimento
Vigevano - Sforzesca (sp206) 0 0 12:30 12:30 12:30
Borgo S. Siro (bivio per Garlasco) 7,02 7,02 12:39 12:39 12:38
Garlasco (rotonda SP206/SP596) 4,03 11,05 12:44 12:44 12:42
Cascina Santo Spirito 9,83 20,88 12:57 12:56 12:53
San Martino Siccomario (rotonda) 8,8 29,68 13:09 13:07 13:03
Pavia (Ponte coperto) 3,51 33,19 13:13 13:11 13:07
Ponte della Becca 10,42 43,61 13:27 13:24 13:20
SP15 2,61 46,22 13:30 13:27 13:23
Bressana Bottarone (Cascina Bella) 10,78 57 13:44 13:41 13:35
Bressana Bottarone (passaggio a livello) 1,92 58,92 13:46 13:43 13:37
Casteggio 6,35 65,27 13:54 13:51 13:44
Fumo 4,65 69,92 14:01 13:57 13:50
Torricella Verzate 2,68 72,6 14:05 14:01 13:53
Oliva Gessi 3,29 75,89 14:11 14:05 13:57
Montalto Pavese (GPM) 4,69 80,58 14:22 14:14 14:06
Incrocio SP44/SP198 6,65 87,23 14:30 14:21 14:13
Broni 8,28 95,51 14:41 14:32 14:24
Canneto Pavese 1° passaggio(GPM) 3,58 99,09 14:49 14:39 14:31
Beria (incrocio SP201) 2,57 101,66 14:52 14:42 14:34
  Inizio "anello di vino"
Stradella (rotonda SP10) 2,76 104,42 14:56 14:45 14:37
Zenevredo 1° passaggio (TV) 3,99 108,41 15:02 14:51 14:43
Montù Beccaria (GPM) 2,31 110,72 15:06 14:55 14:47
Montescano 3,03 113,75 15:12 15:01 14:53
Castana (GPM) 3,41 117,16 15:18 15:07 14:59
Molino (incrocio SP 162/SP198) 4,92 122,08 15:26 15:15 15:07
Cigognola - Regondè (GPM) 4,43 126,51 15:34 15:23 15:15
Broni 2° passaggio 3,45 129,96 15:39 15:27 15:19
Canneto Pavese 2° Passaggio (GPM) 5,4 135,36 15:49 15:37 15:29
Beria (incrocio SP201) 2,59 137,95 15:52 15:40 15:32
  Fine 1° giro "anello di vino"
Stradella (rotonda SP10) 2,74 140,69 15:56 15:43 15:35
Zenevredo 2° passaggio (TV) 3,97 144,66 16:03 15:50 15:42
Montù Beccaria (GPM) 2,33 146,99 16:07 15:54 15:46
Montescano 3,03 150,02 16:11 15:58 15:49
Castana (GPM) 3,41 153,43 16:19 16:05 15:55
Molino (incrocio SP 162/SP198) 4,93 158,36 16:26 16:11 16:01
Cigognola - Regondè (GPM) 4,41 162,77 16:34 16:19 16:09
Broni 3° passaggio 5,26 168,03 16:41 16:25 16:15
Canneto 3° Passaggio (GPM) 3,6 171,63 16:48 16:31 16:21
Beria (incrocio SP201) 2,56 174,19 16:51 16:34 16:23
Stradella (rotonda SP10) 1,81 176 16:53 16:36 16:25
Stradella (Arrivo - Viale Bovio) 0,96 176,96 16:54 16:37 16:26

 


Albo d'oro

Elenco Vincitori dal 1972 al 2019
Anno Vincitore Secondo Terzo
1972 Giovanni Battaglin Enzo Brentegani Giuseppe Garbin
1973 Franco Pala Claudio Passera Remo Rocca
1974 Giuseppe Martinelli Vittorio Algeri Roberto Ceruti
1975 Gabriele Landoni Vittorio Algeri Massimo Tremolada
1976 Vittorio Algeri Gino Lori Gabriele Landoni
1977 Dino Porrini Fausto Stiz Giorgio Monte
1978 Luigi Gretti Fausto Scotti Fiorenzo Scalfi
1979 Emanuele Bombini Giovanni Zola Ruggero Bortolaso
1980 Juan Arroyo Fausto Restelli Giuseppe Faraca
1981 Fabrizio Verza Silvano Ricco Franco Brescianini
1982 Tullio Cortinovis Janusz Bieniek Alberto Volpi
1983 Tullio Cortinovis Roberto Bressan Alberto Volpi
1984 Stefano Bizzoni Alberto Volpi Emilio Ravasio
1985 Giuseppe Calcaterra Bruno Surra Dario Montani
1986 Johnny Carrera Roberto Antonelli Raimondi Vairetti
1987 Valerio Tebaldi Fabrizio Nespoli Paolo Lanfranchi
1988 Sergio Carcano Stefano Cortinovis Stefano Bianchini
1989 Stefano Cortinovis Sandro Vitali Remo Rossi
1990 Mauro Consoni Dario Nicoletti Ivan Gotti
1991 Massimo Maestri Francesco Frattini Wladimir Belli
1992 Massimo Donati Fabio Balzi Sergio Barbero
1993 Rosario Fina Oscar Pozzi Dario Frigo
1994 Marco Bellini Lorenzo Di Silvestro Giuseppe Tartaggia
1995 Walter Pedroni Giuseppe Tartaggia Andrea Zatti
1996 Simone Mori Enrico Saccomani Gianluca Valoti
1997 Ellis Rastelli Mirko Puglioli Isidoro Colombo
1998 Alessandro Volpe Paolo Bertino Federico Giabbecucci
1999 Eddy Ratti Fabio Bulgarelli Sasha Gajcic
2000 Andrei Mukhin Cristiano Marianelli Gianluca Fanfoni
2001 Damiano Giannini Federico Berta Davide Frattini
2002 Santo Anza Domenico Pozzovivo Francesco Tizza
2003 Dmitrij Dementiev Aristide Ratti Aristide Ratti
2004 Antonio Quadranti Ruslan Pidgornyj Giairo Ermeti
2005 Maurizio Bellin Alberto Milani Marcel Wyss
2006 Bruno Rizzy Francesco Tizza Gabriele Orizzonte
2007 Bruno Rizzy Cristiano Colombo Luca Gasparini
2008 Damiano Margutti Luca Gasparini Giovanni Carini
2009 Pavel Kochetkov Luca Dodi Giuseppe Pecoraro
2010 2 Alessio Marchetti Cristiano Monguzzi Maksim Averin
2011 Cristiano Monguzzi Gabriele Pizzaballa Luciano Barindelli
2012 Patrizio Facchini Ricardo Picetta Matteo Busato
2013 Merhawi Kudus Gianfranco Zilioli Giacomo Gallio
2014 Mirco Maestri Matteo Collodell Marco Tizza
2015 Davide Pacchiardo Edoardo Ravasi Jacopo Mosca
2016 Raffaello Bonusi Davide Orrico Jacopo Mosca
2017 Raimondas Rumsas Umberto Marengo Andrea Garosio
2018 Alberto Amici Enrico Logica Stefano Oldani
2019 Andrea Cacciotti Simone Piccolo Davide Baldaccini




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